STEP #03 - La scienza
STEP #03 - La scienza
La vite archimedea venne inventata per risolvere uno dei più grandi
problemi dell'antichità che riguardava lo spostamento ed il sollevamento dei
liquidi.
Le prime descrizioni note furono quelle fatte da Vitruvio, nel
Da Architectura (libro X capitolo VI), e da Diodoro Siculo, le cui
testimonianze la associarono ad Archimede.
Recenti studi dimostrano che tale macchinario era presumibilmente impiegato
già in epoche antecedenti, probabilmente per irrigare i terreni, svuotare le gallerie
e le sentine delle imbarcazioni.
L’ipotesi più accreditata quindi è che Archimede non inventò la coclea ma
anzi, durante uno dei suoi viaggi ad Alessandria d’Egitto ne venne a conoscenza, la
perfezionò ed importò in Italia.
Possiamo considerare la vite archimedea come un’invenzione che combina gli studi sui fluidi e le applicazioni meccaniche, sfruttando il principio di conservazione dell’energia ed il moto rotatorio.
1) Nel primo caso per azionare la macchina è necessario imprimergli un’energia dall’esterno che metta in movimento la vite e sfrutti la sua rotazione per far avanzare il fluido. Per far ciò, all’epoca di Archimede, venivano impiegati gli animali o gli schiavi.
2) Nella seconda applicazione viene invece sfruttato il principio di conservazione dell’energia che passa dall’altezza massima a quella minima grazie all'azione della forza di gravità. Si passa così dall'avere solo energia potenziale ad energia cinetica dovuta al movimento.
Questo secondo uso è stato poi perfezionato in epoche più recenti per commutare l’energia di caduta dell’acqua in energia elettrica.
Fonti:
BEIC,
https://www.beic.it/it/content/la-vite-di-archimede-funzionamento-e-applicazioni
https://catalogo.museogalileo.it/oggetto/ViteArchimede.html


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